Bivacco Andreotti

Come arrivare · Pontechianale, Piemonte · 3225 m · Bivacco

Scheda rifugio su MyBlaze

Informazioni pratiche

Tipologia
Bivacco
Quota
3225 m
Posti letto
4
Regione
Piemonte
Localita
Vallone delle Forciolline, Parete Sud del Viso, Comune di Pontechianale
Comune
Pontechianale

Meteo

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Come arrivare al Bivacco Andreotti

Itinerario 15.14 fino al bivacco delle Forciolline e poi lungo la via normale del Viso (4:00 ore, diff. F), oppure Itinerario 17.03 fino al Rifugio Sella quindi per il Passo delle Sagnette e la via normale del Viso (4:45 ore, diff. F). Da Castello di Pontechianale si raggiunge il bivio sulla destra per il Bivacco Berardo (segnavia U11) e per il Bivacco Boarelli (" Sentiero Ezio Nicoli ") 3 lungo l' Itinerario 15.06 . Imboccata quest'ultima direzione, il sentiero si addentra subito nel bosco misto di cembro e larice ed incontra, poco dopo, una biforcazione non adeguatamente segnalata. A sinistra prosegue il segnavia U11 per il Bivacco Berardo , a destra il Sentiero Ezio Nicoli per i Laghi delle Forciolline e il Bivacco Boarelli . Preso il ramo di destra, il sentiero sale abbastanza deciso nel Vallone delle Forciolline mantenendosi sulla destra orografica dell'omonimo rio. Usciti dal bosco, si attraversa una piccola conca tra erba e detriti, guadando il rio e passando sulla sinistra orografica. Superata una balza, il sentiero sale sempre abbastanza deciso verso l'ampio canale che si apre alla testata del vallone e che si raggiunge dopo aver risalito una piccola conoide detritica. Proprio all'inizio del canale 4 , con l'aiuto di alcune funi metalliche presenti poi anche in qualche altro passaggio, si superano alcune roccette. Si sale quindi assai ripidi sulla sinistra orografica ai piedi delle pareti rocciose 5 , su evidenti tracce e numerose tacche segnavia gialle. Circa a metà canale, e solo per un breve tratto, si passa sulla destra orografica attraversando il rio che lo discende. Tornati a sinistra, si continua la salita fino a sbucare 6 in una spianata detritica 7 . I grossi massi rendono malagevole la marcia, che migliora decisamente quando si raggiungono, superandole, grosse rocce montonate. Dopo un breve tratto abbastanza pianeggiante, un'ultima salita porta a toccare un piccolo laghetto e, poco oltre, a raggiungere la pietrosa conca sede dei Laghi 9 10 11 e del Bivacco Boarelli alle Forciolline 8 . Il Bivacco Boarelli Informazioni, curiosità e notizie storiche, sono disponibili alla pagina del Bivacco Boarelli . La salita al Monviso per il Vallone delle Forciolline Se molti sanno che la prima salita al Monviso è stata compiuta da William Mathews con altri tre compagni di avventura, il 30 agosto 1861, è meno noto il fatto che il Vallone delle Forciolline sia stato considerato per molto tempo la via privilegiata per tentare la salita alla vetta. Già nel 1834 il geometra saluzzese Domenico Ansaldi seguì questa via fermandosi però a circa 150m dalla vetta del Viso. [Monte Viso] [ALP Monviso] Dal bivacco, seguendo le indicazioni su un masso per il Bivacco Berardo , si prosegue verso E passando su rocce montonate tra il Lago superiore delle Forciolline e i Laghi inferiori delle Forciolline . Il comodo tratto di percorso lascia subito posto alla pietraia 12 , dove le tacche segnavia si sdoppiano (indicazioni su un masso). Preso il ramo di sinistra, sempre in pietraia, si sale alla base di immancabili rocce montonate per poi spostarsi nuovamente in mezzo alla pietraia. Il percorso dapprima spiana, poi inizia a scendere. Traversato un ripido costone (altro breve passaggio attrezzato con fune ma aggirabile) si raggiunge un piccolo laghetto 2 (secco nei periodi siccitosi) ed un bivio, sulla destra, che indica un grosso masso utile come riparo di fortuna ( Balma Pons ). Qui incomincia ad apparire una traccia di sentiero che traversa in leggera discesa tra detriti e termina nella pietraia che precede l'arrivo al Bivacco Berardo 14 , arroccato proprio sul filo di cresta dei contrafforti delle Rocce di Viso 13 . Il Bivacco Berardo Informazioni, curiosità e notizie storiche, sono disponibili alla pagina del Bivacco Berardo . Trascurata la traccia in salita, dal bivacco si scende dritti ed assai ripidi lungo un sentierino (segnavia U11) che si mantiene poco sotto al filo di cresta. La faticosa discesa continua per un lungo tratto fino al limitare della cembreta 1 dove, qualche stretto tornantino da l'impressione di ridurre leggermente la pendenza. Addentrandosi nel bosco il sentiero 15 , adesso con buon fondo, continua a perdere rapidamente quota fino a raggiungere il bivio per il Bivacco Boarelli incontrato, e seguito, durante la salita. Un altro breve tratto in discesa riporta a Grange del Rio . ed al sentiero per Castello di Pontechianale. Il sentiero, seguito a ritroso, riporta al punto di partenza dell'itinerario. Altre informazioni Dal posteggio di Pian del Re (2020 m) 14 , ci si sposta sul versante sud-occidentale del pianoro, superando un rio su un grosso ponte in legno. Gli edifici ex militari di Pian del Re All'imbocco di Pian del Re , sul lato nord, si notano i ruderi di 6 edifici militari - caserma, magazzino, scuderia, forno, cappella e caserma dei Regi Carabinieri - in grado di ospitare truppe ed animali. La ex caserma dei Carabinieri è da tempo stata riattata ed utilizzata per scopi civili. [Le strade dei cannoni, p.104] Si giunge nel luogo che viene convenzionalmente indicato come sorgente del Fiume Po (iscrizione su una roccia) 15 , dove ha inizio il sentiero (segnavia V13). Si rimonta con ampi tornanti il pendio di erba e detriti fino all'emissario 5 del Lago Fiorenza . Si guada il rio (acqua abbondante in primavera) spostandosi sulla sua destra idrografica, quindi, con breve salita, si entra nell'ampio pianoro sede del Lago Fiorenza (2113 m, 0:20 - 0:25 ore da Pian del Re ) 6 10 11 . Il Lago Fiorenza e la ' La Bella Fiorentina ' Il Lago Fiorenza è lago naturale di origine glaciale, adagiato in una valletta sospesa. La sua profondità massima, nella parte centro settentrionale, raggiunge i 18 m. Le rocce che compongono il bacino sono Ofioliti (o pietre verdi), rocce ultra basiche poco erodibili, che sono tra le responsabili dello stato di ultraoligotrofia delle acque del Lago (minima presenza di sali minerali disciolti) e dell'alcalinità poco al di sopra della soglia che garantisce protezione dal rischio di acidificazione (Ph moderatamente basico). All'estremità sud del lago, a partire dall'inaugurazione del 22 luglio 1874, partiva la barchetta battezzata ' La Bella Fiorentina ', che con sole Lire 4 faceva fare il giro del lago ai turisti. L'iniziativa ebbe un inatteso successo, tanto che nel 1895, pare che una seconda imbarcazione venne affiancata alla prima. Nel luglio del 2018 una spedizione ha scandagliato per due giorni con droni sottomarini e metal detector i fondali del lago alla ricerca di possibili resti de ' La Bella Fiorentina ', che venne probabilmente affondata nel 1940. Durante la ricerca alcuni reperti sono stati riportati a galla, senza che si astato possibile tuttavia attribuirli con certezza alla barca. [Parco del Po, Lago Fiorenza] [La Valle Po, p.191] [Piemonte Parchi, La bella Fiorentina] Si costeggia la sponda orientale fino al termine del lago, dove si lascia a destra il bivio (segnavia V26) per il Lago Lausetto e il Rifugio Giacoletti . Con una breve ma ripida salita si perviene ad un colletto, da dove si traversa lungo una parete rocciosa affacciata su una piccola conca detritica nel Vallone del Rio dei Quarti . Con un'ulteriore breve risalita si raggiunge un successivo colletto, dove convergono vari sentieri. Trascurando la deviazione a destra per il Rifugio Giacoletti (segnavia V14), si presentano due possibilità: o si prosegue innanzi sul sentiero per il Rifugio Quintino Sella (segnavia V13B), o si scende a sinistra Lago Chiaretto (segnavia V13). Proseguendo diritti sul segnavia V13B, si compie un lungo semicerchio da destra verso sinistra, attraverso magra erba e una colata di massi. Si aggira in quota il Lago Chiaretto , dapprima scendendo leggermente, quindi con salita abbastanza decisa, ed infine si ricevono da sinistra le due diramazioni ravvicinate del sentiero V13 proveniente dal Lago Chiaretto . Questo percorso costituisce la via più logica per il Rifugio Quintino Sella ; tuttavia, alla data del rilevamento, il sentiero risultava chiuso con una ordinanza per il rischio di distacco di frane dall'alto. Se si sale a destra è possibile raggiungere il Lago Lausetto (segnavia V14) e compiere un bellissimo anello dei laghi del Monviso, eventuale spunto per una nuova escursione. Saliti con pochi tornanti su un ripido pendio, e lasciato a sinistra il sentiero che torna a ricongiungersi al V13 per il Rifugio Quintino Sella , si arriva ad un colletto erboso. Si sale ancora un poco verso sinistra, quindi si attraversa una piccola conca prativa cosparsa di massi detritici e si perviene ad una seconda, più ampia, sella erbosa. Scendendo sul versante opposto della sella si incontra un bivio: si ignora a sinistra la diramazione per il Rifugio Giacoletti (sempre segnavia V14), e ci si tiene a destra, scendendo al Lago Lausetto (segnavia V26). Ci si trova a questo punto sull' Itinerario 17.08 che, seguito a ritroso, conduce a Pian del Re dopo aver costeggiato anche il Lago Superiore . Svoltando a sinistra (segnavia V13), un sentierino si cala ripido tra roccette e rododendri fino alle sponde del Lago Chiaretto (0:45 ore dal Lago Fiorenza ) 12 13 , dall'incredibile colorazione azzurro-lattiginosa. Lasciata a sinistra la traccia per Pian della Regina , si costeggia la sponda orientale del lago e si sale in direzione sud un pendio di magra erba e detriti. Con qualche stretto tornante e un ripido traverso ci si ricongiunge infine il segnavia V13B per il Rifugio Quintino Sella , che si segue verso sinistra. Il Lago Chiaretto Il Lago Chiaretto deve la sua colorazione ad un minerale presente nelle "pietre verdi" del Monviso . Nel 1989 il lago è stato investito da una notevole frana provocata dal distacco del Ghiacciaio Coolidge dalla sovrastante parete nord del Monviso . I resti della frana sono ancora ben evidenti nel tratto di sentiero che aggira in quota la sponda orientale del lago. [-] Le "pietre verdi" Una escursione lungo i sentieri attorno al Monviso offre la rara opportunità di camminare in ambiente montano a oltre 2000m di quota e contemporaneamente sul fondo di un oceano! Molte delle rocce che si incontrano, infatti, sono antiche lave del fondale di un oceano ora scomparso, la Tetide. L'avvicinamento e lo scontro tra Europa ed Africa ha portato alla scomparsa dell'oceano che separava i due continenti e alla formazione dell'arco alpino. Sebbene metamorfosate per le elevate pressioni e temperature cui sono state sottoposte, parte delle antiche rocce del fondale oceanico sono state sollevate e hanno dato origine al gruppo del Viso. Con una età di circa 180 milioni di anni, resistenti ed impermeabili, queste rocce sono caratterizzate da tonalità verdastre, sia scure che chiare, da un aspetto sia compatto che scistoso e sembrano viscide al tatto. Prendono il nome di "pietre verdi" od "ofioliti" 7 , termine che ricorda il loro aspetto simile alla pelle dei serpenti. La loro particolare resistenza all'erosione è il motivo per cui il Monviso ha assunto il suo imponente aspetto se paragonato alle vette delle vallate circostanti. [ALP Monviso, p.127] Si salgono i detriti 8 di un'antica morena glaciale, quindi si entra in un pianeggiante vallone colmo di massi accatastati 16 , chiuso tra il Monviso e il Viso Mozzo . Il Monviso e le prime ascensioni " Mons Vesulus " per gli antichi romani (così lo definiva Virgilio per la sua 'visibilità'), il Monte Viso è stato per secoli ritenuto la vetta più elevata dell'intero arco alpino, citato da scrittori e poeti d'ogni epoca, da Plinio il Vecchio a Dante. Considerato una montagna inaccessibile, non fu oggetto di attenzioni alpinistiche per lungo tempo. La prima ascensione ufficialmente riconosciuta risale al 30 agosto 1861, quando gli inglesi William Mathews e Frederik Jacomb , accompagnati dai fratelli Jean-Baptiste Croz e Michel Croz , guide di Chamonix, raggiungono la vetta partendo da Castello di Pontechianale attraverso quella che ancor oggi è considerata la 'via normale'. Studi recenti (a cura degli storici Olivier Joseph, Paul Billon-Grand ed Eugenio Garoglio) avanzano tuttavia il dubbio che la prima vera ascensione sia databile agli anni 1750 o 1751, ad opera di cartografi militari francesi. Una carta topografica sui confini delle Alpi del Delfinato, a firma dell'ingegnere militare Pierre-Joseph Bourcet, riemersa dagli archivi, mostra sulla cima del Monviso un pittogramma che raffigura un segnale trigonometrico usato per le misurazioni (che all'epo Fonte indicazioni: https://www.alpicuneesi.it/itinerari/vallevaraita/1514.htm https://www.alpicuneesi.it/itinerari/vallepo/1703.htm

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