Bivacco Flavio Pedrinelli
Come arrivare · Comunità Montana della Valle Brembana, Lombardia · 2353 m · rifugio
Scheda rifugio su MyBlaze
Informazioni pratiche
Tipologia
rifugio
Quota
2353 m
Posti letto
8
Regione
Lombardia
Localita
Baite Arale
Comune
Comunità Montana della Valle Brembana
Meteo
Caricamento previsioni…
Dati meteo da Open-Meteo
Come arrivare al Bivacco Flavio Pedrinelli
Il Bivacco Pedrinelli situato poco sotto al Passo del Publino (versante bergamasco) che mette in comunicazione la Val Sambuzza (Val Brembana) con la Valle del Livrio (Valtellina).
Una targa sulla facciata recita: " Ex casermetta recuperata a bivacco dal Gruppo Amici Escursionisti Sforzatica Dalmine affinch la memoria storica
legata agli eventi della Grande Guerra non sia mai dispersa. 13 Settembre 1998 ". Dietro al bivacco ci sono i ruderi del precedente edificio.
Il bivacco dispone di letti a castello per otto persone con materassi e alcune coperte, un tavolone con panche, un armadietto, un fornelletto da campo
con bombola, alcune stoviglie tra cui la caffettiera. C'era anche una stufa che stata tolta a causa di vandalismo (hanno bruciato panche e sedie per
scaldarsi in mancanza di legna). L'acqua va recuperata salendo, presso qualche torrente.
Primo itinerario: da Carona per la Val Sambuzza
Con la statale 470 percorriamo il fondovalle della Val Brembana fino al bivio di Lenna dove lasciamo a sinistra la strada che sale al Passo San Marco e continuiamo sulla destra con la provinciale 2 in
direzione di Foppolo.
Dopo Branzi prendiamo la provinciale 5 che si stacca sulla destra e conduce a Carona.
Attraversando il paese troviamo diversi cartelli che indicano i rifugi della zona.
Prendiamo Via Locatelli con la quale, in salita tra gli alberi, arriviamo al tornante sinistrorso dove sulla destra inizia la strada dell'Enel chiusa al traffico (n. 210). Lasciamo la macchina ai
bordi della strada e ci incamminiamo (m. 1220). Ricordo che il parcheggio soggetto al pagamento di 2 euro al giorno tramite un " gratta e sosta " acquistabile presso gli esercizi
commerciali di Carona.
I segnavia indicano: Frazione Pagliari, Rifugio Calvi , Rifugio Longo , Val Carisole, Rifugio Terre Rosse . C' anche una bacheca con una cartina della zona.
Superiamo una stanga. Un segnale stradale vieta il transito agli automezzi.
Il primo tratto asfaltato, quasi in piano, nel bosco. Alla sinistra c' un muro di pietre. Alla destra ci sono delle protezioni con pali di ferro che reggono tre cavi.
Una mulattiera, che sale da destra passando dalla Baita del Sala, si unisce al nostro percorso. Alcuni cartelli indicano se i Rifugi Longo e Calvi sono chiusi o aperti. Iniziamo a salire.
Passiamo sotto tre cavi che attraversano la strada obliquamente, da destra verso sinistra. Dalla destra in basso sentiamo provenire il rumore del Brembo.
Incontriamo l'indicazione, in lettere romane, dei primi 800 metri di cammino. Alla destra c' una panchina di legno (m. 1240).
Allo scoperto, ripassiamo sotto ai tre cavi, questa volta da sinistra verso destra. Ignoriamo un sentiero, con dei gradini di legno, che scende a destra accompagnato da una staccionata corrimano (m.
1255).
Torniamo nel bosco.
Alla destra ci sono delle protezioni con paletti di ferro dipinti di verde che reggono tre cavi (m. 1270).
Vediamo una piccola croce su una roccia alla sinistra e subito incontriamo l'indicazione del km. 1. Lasciamo a sinistra la cabina idroelettrica della presa di Pagliari (m. 1275). Le protezioni alla destra
terminano. Dopo alcuni metri su cemento torniamo a camminare su asfalto.
Alla sinistra, pi in alto, ci sono delle reti paramassi (m. 1285).
Percorriamo una semicurva verso destra camminando tra pochi alberi. Alla destra ci sono le protezioni con paletti che reggono tre cavi.
Usciamo dal bosco.
Presso una curva verso sinistra lasciamo a destra un traliccio (m. 1290).
Alla sinistra c' una targa di marmo a ricordo di una persona deceduta. Due sentieri scendono a destra e i segnavia indicano con il secondo: Rifugio Calvi con il " sentiero estivo " n. 247 a
ore 3.10, Lago di Val dei Frati con il sentiero n. 236 a ore 2.30, Passo di Aviasco con il sentiero n. 236 a ore 3.45; diritto con la sterrata n. 210: Rifugio Fratelli Calvi a ore 2.40, Rifugio Fratelli
Longo a
ore 2.40 (sentiero n. 224).
Proseguiamo in leggera salita lungo la strada e superiamo due semicurve destra-sinistra.
Lasciamo a sinistra una fontana con vasca e attraversiamo il piccolo borgo di Pagliari (m. 1313).
Un cartello preannuncia a 150 metri un sentiero alternativo.
Dopo una semicurva verso sinistra, dei segnali stradali indicano che la strada dissestata e il ciglio cedevole.
Poco dopo ignoriamo una strada che scende a destra. In leggera salita transitiamo sotto a tre cavi dell'alta tensione.
La strada diventa sterrata. Un segnale stradale avverte del pericolo di caduta pietre. Superiamo una curva verso destra (m. 1320).
Alla sinistra ci accompagna un vecchio muretto di pietre. In basso alla destra vediamo il torrente.
Un cartello segnala alla sinistra il sentiero alternativo per i Rifugi Calvi e Longo e la Val Sambuzza (m. 1330).
Superiamo una canalina per lo scolo dell'acqua collocata obliquamente di traverso alla strada (m. 1340).
Alla destra scende un muro a rinforzo della sede stradale. Nel muro sono stati conficcati degli spuntoni di pietra come fossero dei piccoli paracarri.
Superiamo un tratto tra gli alberi e torniamo a camminare allo scoperto (m. 1350).
Proseguiamo in salita. Alla sinistra c' un muro e alla destra un guard-rail oltre il quale un ripido pendio erboso scende verso il torrente.
Con poca pendenza passiamo accanto a un segnale di pericolo generico (m. 1370).
Torniamo all'ombra degli alberi e troviamo una targa a ricordo di una persona deceduta (m. 1375).
In salita percorriamo una curva verso sinistra molto ampia. Alla destra ci sono le solite protezioni con pali di ferro verdi che reggono tre cavi.
Per un tratto, come protezione, ci sono solo gli spuntoni nel cemento alla destra e per un altro tratto i pali verdi che reggono tre cavi. Gli alberi sono radi (m. 1395).
Incontriamo l'indicazione del km. 2 nei pressi di una baita diroccata e torniamo a camminare tra gli alberi (m. 1410).
Poco dopo, all'esterno di un'ampia curva verso destra, troviamo la splendida cascata alimentata dal torrente che scende dalla Val Sambuzza; l'acqua, dopo averci rinfrescato con qualche spruzzo,
attraversa la strada passando sotto un ponte (m. 1415).
Subito dopo alla sinistra c' una bacheca con una cartina della zona.
La strada prosegue allo scoperto, con il fondo in cemento nel quale sono state incastrate alcune pietre lisce. Sul bordo destro ci sono alcuni spuntoni di roccia fissati nel cemento.
In basso alla destra, al limitare tra il prato e il bosco, vediamo una baita diroccata raggiungibile con un sentierino.
Un segnale stradale preannuncia una serie di tornanti. Ora il fondo stradale solo in cemento (m. 1430).
Poco dopo trascuriamo una scorciatoia che sale a sinistra.
Torniamo tra gli alberi e percorriamo un tornante sinistrorso, all'inizio del quale alla destra ci sono le solite protezioni con pali verdi che reggono tre cavi mentre verso la fine c' un muro di
pietre a secco (m. 1435).
Per un tratto, la stradina si trasforma in una larga mulattiera con il fondo di pietre. La scorciatoia la attraversa da sinistra verso destra.
Torniamo a camminare su cemento. Alla sinistra c' un corto guardrail. Percorriamo un tornante destrorso ignorando due sentieri che continuano diritto, il primo in discesa e il secondo in salita. Su
di una parete di roccia il segnavia 210 a bandierina invita a proseguire con la strada (m. 1450).
Superiamo una canalina per lo scolo dell'acqua che attraversa obliquamente la strada. Alla destra ci sono gli spuntoni, prima di ferro e poi di roccia, infissi nel cemento.
Torniamo allo scoperto. Dalla destra si immette la scorciatoia. Subito dopo alla destra c' un rudere.
Raggiungiamo un ampio tornante destrorso all'esterno del quale alcuni segnavia indicano con il sentiero 209 che sale a sinistra: Incrocio Sentiero Orobie Occidentali 208 a ore 1, Lago Val Sambuzza a
ore 2, Passo Publino a ore 3, Rifugio Terrerosse. A seguire ci sono una fontana con l'acqua che cade in un tronco scavato, l'inizio di una mulattiera e la Baita Birone (m. 1470).
Prendiamo il sentiero 209 che si addentra nel bosco, inizialmente in piano e poi in leggera salita.
Lasciamo a destra una scorciatoia che si stacca accanto ad un palo metallico (m. 1485).
Percorriamo un tornante destrorso dove vediamo un segnavia a bandierina.
Poi la scorciatoia rientra, poco prima di arrivare ad un tornante sinistrorso (m. 1495).
Superiamo un altro tornante destrorso e passiamo accanto ad un tempietto contenente varie statuette a carattere religioso.
Alla destra su di una grande roccia vediamo un segnavia con il n. 209.
Sentiamo uno scroscio d'acqua e, poco dopo, alla sinistra ritroviamo il torrente che pi sotto genera la bella cascata della Val Sambuzza. Anche qui
scorre ripidamente (m. 1510).
Incrociamo una linea di tralicci con cavi dell'alta tensione. Alla destra c' un prato.
Raggiungiamo un incrocio di sentieri. Davanti vediamo il torrente formare un'altra cascata. Ignoriamo sulla sinistra una passerella con la quale
possibile portarsi sull'altro lato del corso d'acqua e, seguendo l'indicazione per il Passo del Publino, andiamo a destra (m. 1520).
Il sentiero entra in un prato e subito si biforca. Possiamo prendere la traccia a sinistra che attraversa il prato al sole o prendere l'altra che si
porta a destra all'ombra degli alberi.
Al termine del prato i due sentieri tornano ad unirsi (m. 1550).
All'esterno di un tornante sinistrorso troviamo la prima delle due " Baite della Forcella "; l'altra pi lontana, seminascosta (m. 1565).
Per due volte passiamo sotto i cavi dell'alta tensione.
Il sentiero si divide ma ben presto torna ad unirsi (m. 1575).
In salita, superato un casello dell'acquedotto, arriviamo ad un bivio dove andiamo a sinistra seguendo il sentiero
principale (m. 1590).
Poco dopo la pendenza diminuisce. Passiamo sotto un cavo (m. 1605) e pi avanti sotto un altro (m. 1620).
Nei pressi di un tornante destrorso, torniamo a sentire lo scroscio del torrente e davanti riusciamo a intravedere tra gli alberi una cascata
raggiungibile con un sentierino (m. 1630).
Percorriamo un tratto in salita e poi proseguiamo con minore pendenza.
Una apertura nel bosco verso destra consente una prima veduta dei monti dietro Carona e sulle sottostanti due Baite
della Forcella che ora vediamo dall'alto (m. 1640).
Rientriamo nel bosco e continuiamo con quella salita poco accentuata, mai ripida, che caratterizza buona parte del percorso.
Troviamo un'altra apertura a destra dove in un prato vediamo un traliccio (m. 1670).
Tornati nel bosco percorriamo un tornante sinistrorso seguito da uno destrorso dove ignoriamo un piccolo sentiero che prosegue diritto (m. 1690).
Superato un altro tornante sinistrorso la pendenza aumenta un poco (m. 1700).
Arriviamo ad un bivio accanto ad un masso dove un bollo indica verso sinistra ma in ogni caso poco dopo i due sentieri tornano ad unirsi (m. 1720).
Ora alla sinistra che c' una apertura tra gli alberi e in basso possiamo vedere Carona e il suo lago.
Proseguiamo in leggera salita tra i prati. In basso a sinistra vediamo una baita e in alto a destra la pensana che poco dopo raggiungiamo (m. 1740).
Incisa nel cemento leggiamo la scritta: " Baitone Valle Sambuzza ". I segnavia indicano a sinistra con il sentiero 209: Passo Publino a ore 2.30;
a sinistra con il sentiero 208: Foppolo a ore 3; a destra con il sentiero 208: Rifugi Calvi e Longo ; dietro: Carona a ore 1. Un cartello indica a
destra una azienda agricola dove si pu acquistare formaggio di capra.
Proseguiamo in salita tra radi larici. La pendenza diminuisce un poco poi riprendiamo a salire (m. 1760).
Iniziamo a percorrere tra l'erba un lungo traverso a mezza costa, sul lato destro della vallata (m. 1785). Ogni tanto troviamo un larice. Dietro di
noi vediamo i monti oltre Carona: Pizzo del Becco, Corna di Sardegnana ecc.
Percorriamo pochi passi su fondo roccioso poi, terminato il traverso, giriamo a destra e tra l'erba raggiungiamo una baita. Anche qui, scritto nel
cemento ne leggiamo il nome: " Baita Cascina Vecchia " (m. 1862).
Prima di arrivare alla baita avevamo l'impressione di essere arrivati in fondo alla vallata, ora invece vediamo che prosegue sulla destra. Il percorso
si divide e i segnavia indicano a sinistra con il sentiero 208: Val Carisole a ore 1.15, Passo della Croce a ore 2, Variante per Carona a ore 2.30,
Foppolo; a destra con il sentiero 209: Passo del Publino a ore 2; dietro: Carona a ore 1.30, Rifugio Calvi .
Andiamo a destra passando dietro alla baita. Il sentiero diventa una mulattiera con il lato a valle rinforzato da pietre. Continuiamo a risalire
il lato destro della vallata alternando tratti al sole ad altri all'ombra di qualche gruppo di alberi, in prevalenza pini e larici. Ci sono anche vari cespugli di rododendro.
In basso a sinistra vediamo scorrere un ruscello (m. 1940).
La pendenza aumenta un poco. Gli alberi sono terminati. Ci affianchiamo al ruscello (m. 1960).
Poi pieghiamo a sinistra e attraversiamo il ruscello che passa sotto a delle pietre. Di fronte abbiamo un pianoro.
Proseguiamo in leggera salita con un rivolo alla sinistra.
Poi lasciamo a sinistra un piccolo dosso e quasi in piano iniziamo ad attraversare i pascoli in fondo ai quali vediamo una baita.
Superiamo una zona infangata poi proseguiamo in leggera salita.
Alla sinistra scorre il torrente oltre il quale vediamo un rudere.
Raggiungiamo la baita. Scritto nel cemento leggiamo: " Baita Arale " (m. 1985).
Lasciata a destra la baita proseguiamo camminando tra due piccoli dossi, circondati da erba, rododendri e pietre.
Superiamo un tornante sinistrorso (m. 2005) e poi una curva a destra.
Alla sinistra un po' discosto ci accompagna il torrente.
Arrivati davanti ad una colata di massi e pietre, percorriamo un tornante sinistrorso (m. 2030).
Torniamo a salire e ci avviciniamo al torrente (m. 2065).
Raggiungiamo un altro pianoro in fondo al quale vediamo una baita. Ora camminiamo quasi in piano o in leggera salita. In alto, poco sotto il Passo del
Publino, cominciamo a vedere il bivacco.
Lasciamo, in basso a sinistra, una stalla davanti alla quale pascolano dei cavalli (m. 2080).
Pi avanti raggiungiamo una passerella di legno con la quale possiamo passare alla sinistra del torrente. Se invece proseguiamo diritto nei prati,
senza sentiero, in breve possiamo arrivare al Lago di Val Sambuzza (m. 2085).
Andiamo a sinistra verso la baita e alla destra cominciamo a vedere il lago.
Arriviamo alla " Baita del Lago " di fronte alla quale da un tubo nero esce un flebile filo di acqua tiepida (m. 2100).
Dopo due passi in salita decisa proseguiamo con la solita pendenza poco accentuata.
Salendo, in basso a destra, ci accompagna la veduta del sottostante Lago di Val Sanbuzza e di un suo satellite situato un poco pi in alto.
Arriviamo ad un bivio (m. 2135). I segnavia indicano diritto con il sentiero 209: Passo del Publino a ore 0.30, Pizzo Zerna a ore 1.15; a sinistra con
il sentiero 209A: Laghetti di Caldirolo-P. Publino a ore 0.45
Proseguiamo diritto. Il percorso attraversato dapprima da un rivolo e poi da un ruscello.
Attorno alla mulattiera ora ci sono parecchi massi e pietre.
Superato un tornante sinistrorso la pendenza aumenta (m. 2185).
Una scorciatoia sale a destra tagliando il successivo tornante destrorso (m. 2200).
In due punti il percorso ben rinforzato a valle e in altri due dei rivoli lo bagnano (m. 2215).
Per un attimo in alto a sinistra vediamo il bivacco (m. 2235).
Dopo un tornante a sinistra camminiamo tra massi, pietre e qualche ciuffo d'erba. La pendenza aumenta (m. 2250).
Da un tubicino nero esce dell'acqua freschissima. In basso a sinistra torniamo a vedere il Lago di Val Sambuzza. Proseguiamo con la solita salita poco accentuata.
Presso una curva a destra un rivolo attraversa passando sotto a delle pietre (m. 2270).
Raggiungiamo un valloncello nel quale ci sono alcuni piccoli dossi pietrosi.
Poi giriamo a sinistra e, in salita, arriviamo al punto in cui alla sinistra c' un rudere mentre alla destra, raggiungibile con alcuni passi quasi in
piano e senza sentiero, c' il Laghetto Varobbio (m. 2282).
Proseguiamo con poca pendenza. Giriamo a destra e camminiamo verso una parete di roccia.
Raggiuntala pieghiamo a sinistra. La pendenza aumenta un poco.
Con la mulattiera coperta da piccole pietre arriviamo ad un tornante destrorso, all'esterno del quale vengono indicati verso sinistra i Laghetti di Caldirolo (m. 2305).
Ora siamo in direzione del bivacco. Alterniamo alcuni tratti con maggiore o minore pendenza durante i quali il bivacco appare e scompare alla vista in
quanto coperto da alcuni piccoli dossi (m. 2330).
Infine, dopo una curva a sinistra, lo raggiungiamo.
Link utili
Rifugi vicini
Nel catalogo MyBlaze, ordinati per distanza.