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Rifugio Grongios Martre
Come arrivare · Pontechianale, Piemonte · 1733 m · Rifugio Alpino
Scheda rifugio su MyBlaze
Informazioni pratiche
Tipologia
Rifugio Alpino
Quota
1733 m
Posti letto
12
Regione
Piemonte
Localita
Frazione Villaretto, Pontechianale CN
Comune
Pontechianale
Itinerari
01/05/2014 CN, Pontechianale D+ 1500 m BR Sud
Meteo
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Come arrivare al Rifugio Grongios Martre
Itinerario 15.18
Dal
Posteggio presso Castello di Pontechianale
(1580 m)
si scende lungo la strada asfaltata in direzione di
Casteldelfino .
Dopo un centinaio di metri si sale a sinistra la rampa sterrata che
porta al
Rifugio Alevé
(1582 m)
14 .
Il Rifugio Alevé
Informazioni, curiosità e notizie storiche, sono disponibili alla pagina del
Rifugio Alevé .
Prima di entrare nel cortile del rifugio, si svolta ancora a sinistra,
imboccando il sentiero che s'innalza nel bosco
(segnavia U08).
Si sale con un traverso che raggiunge un punto panoramico
(brevissima deviazione a sinistra), quindi con qualche ripido tornante si
arriva ad una piccola fonte e, poco oltre, al
Rifugio Grongios Martre
(1745 ore, 0:30 dal
Rifugio Alevé )
2 .
Il Rifugio Grongios Martre
Informazioni, curiosità e notizie storiche, sono disponibili alla pagina del
Rifugio Grongios Martre .
Lasciata a destra la deviazione per il rifugio, subito oltre la struttura
si incrocia un sentiero e si prosegue innanzi, trascurando sia il ramo di destra che scende a
Villaretto ,
sia quello di sinistra che sale a
Pian Meyer
(segnavia U53).
L'ascesa si fa ora decisamente più ripida: un lungo diagonale nel bosco
conduce alla grangia
Peiro Grangetto
(o Peira Grangetta , 1857 m),
dove si lascia a destra una diramazione per le
Grange Pralambert sottane .
Sempre in notevole pendenza, tra i primi pini cembri
3 ,
si incrocia un altro sentiero, con il ramo di sinistra diretto a
Pian Meyer .
e quello di destra alle
Grange Pralambert sottane .
Il Pino cembro
Il Pino cembro ( Pinus cembra ) giunge in Italia durante l'ultima glaciazione,
proveniente dalla lontanissima Siberia.
È l'unica conifera italiana ad avere gli aghi raggruppati a ciuffetti di cinque
1 ;
le sue pigne, grosse e di color rosso bruno, producono semi commestibili
(i semi, detti pinocchini, sono perfino più apprezzati dei ben noti pinoli
ed utilizzati anche in pasticceria!).
Si tratta di una pianta dall'accrescimento molto lento, che può raggiungere i 1000 anni di età.
Il cembro, o cirmolo, si spinge fino a quote elevate, prediligendo un clima continentale
con forti escursioni termiche; non patisce le basse temperature e i periodi di scarse
precipitazioni. Cresce preferibilmente su suoli acidi di origine silicea
e dispone di radici robustissime, prima fittonanti poi ramificate, che gli consentono di
ancorarsi al terreno resistendo alla neve e, contemporaneamente, svolgendo ruolo di consolidamento.
La disseminazione è legata a piccoli animali quali scoiattoli, nocciolaie, topi e arvicole.
Il legno è bianco rosato, durevole e difficilmente attaccato dai tarli. Viene abbondantemente
utilizzato per la realizzazione di mobili e per lavori di intaglio.
Dalla corteccia si estrae un balsamo usato in profumeria. I semi, detti pinocchini,
sono più apprezzati dei ben noti pinoli ed utilizzati anche in pasticceria.
[Boschi del Piemonte, p.34]
[Alberi, Funghi e Frutti, pp.10-12]
Si ignorano entrambi e si continua a salire fino alla radura di
Pian Caval
(1948 m)
4 ,
dove il sentiero finalmente spiana.
Qui si lascia a sinistra l'ennesima diramazione per
Pian Meyer
(segnavia U50, che verrà utilizzata sulla via del ritorno per chiudere l'anello)
e, dopo una curva e una breve salita, si trascura a destra il bivio per le
Grange Pralambert sottane
e il
Lago Secco .
Seguitando a salire si trova un ulteriore bivio: un sentiero largo ed evidente
si stacca a sinistra (dirigendosi comunque al rifugio), mentre i segnavia conducono a destra.
Si tiene quest'ultima direzione e, con percorso appena più tortuoso e pietroso rispetto
al resto della salita, si arriva al
Rifugio Bagnour
(2018 m, 0:45 - 0:55 ore dal
Rifugio Grongios Martre )
5 .
Il Rifugio Bagnour
Informazioni, curiosità e notizie storiche, sono disponibili alla pagina del
Rifugio Bagnour .
Appena oltre il rifugio, sulla radura prativa punteggiata da conifere, si trova il
Lago Bagnour
(2015 m)
6 7 .
Per il rientro bisogna tornare a
Pian Caval
ed imboccare il sentiero, ora a destra, per
Pian Meyer
(segnavia U50).
Dopo una breve risalita il sentiero arriva ad una piccola radura, dove
spiana e comincia un piacevole mezzacosta, in leggera discesa, all'interno del
Bosco dell'Alevè .
Il Bosco dell'Alevé
Il
Bosco dell'Alevé ,
il cui toponimo deriva dall'occitano Elvé (=cembreta), si estende tra i comuni di
Pontechianale, Casteldelfino e Sampeyre. Ha una estensione di circa 825 ettari
e si estende a quote comprese tra i 1000 e i 2400 metri; attualmente è in fase di espansione
a quote maggiori e verso est.
Il bosco, una parte del quale costituito da cembreta in purezza, è iscritto nel
Libro Nazionale dei boschi da seme dal 1949: i semi vengono raccolti, impiantati e
utilizzati anche all'estero per la diffusione della specie.
Tra i 1500 e 1800 di quota il bosco si presenta sotto forma di lariceto misto a cembreta.
È stato l'uomo a favorire la presenza del larice a quote moderatamente basse e
facilmente raggiungibili, sia per disporre di legname da opera sia per consentire
il pascolamento degli animali nel bosco (il cembro non era amato dai pastori per la
sua chioma folta con ramificazioni che partono quasi dal terreno).
Oltre queste quote, e fino ai 2400 metri, troviamo invece una cembreta in purezza,
a tratti fitta, che copre oltre 600 degli 825 ettari dell'intero bosco; esemplari isolati
di cembro si spingono poi fino a 2800 m, una delle quote più elevate raggiunte sulle Alpi
dalla vegetazione arborea.
Il bosco, noto fin da epoca romana, è stato preservato nei secoli come elemento di
protezione del territorio da frane e valanghe: la sua posizione su versanti molto
ripidi e aridi e la sua quota hanno però di certo agevolato la sua conservazione,
essendo quasi impossibile la trasformazione a pascolo dell'area .
Nonostante la sua corteccia sottile e resinosa che lo espone più di altri alberi
al pericolo degli incendi, il pino cembro gode in quest’area di buona salute:
molti esemplari raggiungono i 400 anni di età, alcuni superano i 600 anni ed il
bosco è il lenta ma costante espansione su pascoli abbandonati e nel lariceto.
Il bosco, esposto in prevalenza a sud, è moderatamente luminoso, nonostante le chiome
dei pini; il sottobosco è costituito da mirtilli e rododendri e, nelle zone più aride,
da ginepro nano e uva ursina. Significativa anche la presenza di licheni come le
barbe di bosco.
Nel bosco sono anche presenti alcuni piccoli laghetti, in fase di interramento,
alimentati dai nevai in quota e spesso in secca nella stagione estiva.
[Boschi del Piemonte, pp.34-35]
La nocciolaia
Fermandosi un poco nel bosco non è difficile ascoltare il caratteristico verso della
Nocciolaia ( Nucifraga caryocatactes ). Appartenente alla famiglia dei corvidi,
questo grazioso pennuto misura circa 33 centimetri di lunghezza, ha il corpo bruno
scuro con macchie bianche, le ali nerastre e ampie, il sottocoda bianco.
La coda, molto corta e rigida, le permette di appoggiarsi ai tronchi come fanno i picchi;
il becco, lungo e robusto, le serve per spaccare in due i gusci dei frutti di cui si nutre.
Vive nelle foreste montane, preferibilmente in quelle di conifere fino ai 2500 metri,
tranne che nella stagione della riproduzione, durante la quale si sparpagliano nei boschi
decidui, specialmente dove sono presenti noccioli.
Nonostante la mole è molto agile: si arrampica, saltella di ramo in ramo e si muove
a terra con grande abilità. Si nutre di noci, ghiande, nocciole, insetti, vermi e uova;
ha una vera passione per i semi delle conifere (specialmente del pino cembro), che nasconde
a mucchi in autunno e che sa ritrovare a distanza di mesi anche sotto la neve; i semi nascosti
e non consumati solitamente germinano, facendo di questo uccello uno dei principali strumenti
di propagazione delle piante (anche se, alcuni studi recenti, sembrano ridurre
l'importanza della nocciolaia nell'espansione della cembreta).
Ama volare in piccoli stormi tranne nel periodo della cova. Emette richiami aspri e
gracidanti su più tonalità, soprattutto d
Fonte indicazioni: https://www.alpicuneesi.it/itinerari/vallevaraita/1518.htm
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