Escursione al passo del monte Carbonè, 2800 m – Valle Gesso

ben · Moncalieri, Piemonte

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Escursione al passo del monte Carbonè, 2800 m – Valle Gesso

Foto da cuneotrekking.com — immagine ospitata dal sito della fonte. Altre foto sulla fonte ↗

Informazioni pratiche

lunghezza
25 km
durata
3h
regione
Piemonte
comune
Moncalieri
località
Valle Gesso

Meteo

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Descrizione

Aggiornamento: non perdetevi la descrizione di questa stessa escursione compiuta con gli amici americani venuti a commemorare i familiari perduti nel 1954 ( link ). Era ormai da alcuni anni che la mia mente vagava nella direzione del Monte Carbonè. Avevo letto alcune riviste di montagna che parlavano di questa gita in un territorio cosparso di laghetti. Mi sembrava, però, che l’itinerario non fosse granchè interessante e lo pensavo persino un po’ monotono. Non mi restava che andarci per cambiare opinione. Finalmente venerdì 3 agosto 2007 mi si presenta l’occasione. Sono solo, non ho trovato nessuno che mi accompagni. Mio figlio, in quel periodo, è dalle parti di Grindelwald, in Svizzera, per ammirare altre vette. Non sono molto propenso ad avventurarmi da solo, ma questa è una gita che non presenta pericoli. Alle 7 di mattina mi trovo pronto al parcheggio di San Giacomo di Entracque (1200 metri circa). Attraverso il ponte e seguo la strada che sale in direzione delle ex palazzine reali. La stradina sterrata passa proprio in mezzo ai caseggiati. Faccio rifornimento d’acqua presso la fontana al margine di essi e di buon passo risalgo la carrareccia (scorciatoie) che mi porta nell’ampio Vallone di Colomb. Nei pressi di una malga la strada scende lievemente verso il grandioso Prà del Rasur (1430 metri circa). Si entra così nell’ampia conca di questo meraviglioso pianoro, da cui, verso il fondo, si dipartono i sentieri che salgono in direzione del lago del Vej del Bouc e del lago bianco dell’Agnel , del rifugio Pagarì e del bivacco Moncalieri . Strada facendo ammiro le cime di Cossato, Viglino e Clapier . Verso i tre quarti del vallone sale, sulla sinistra (palina), il sentiero che mi interessa, ossia quello che va in direzione del Lago del Vei del Bouc. Il sentiero inizialmente è bello e procede su erba, poi si inoltra per un bel tratto in un boschetto di faggi per uscire poi allo scoperto su un grande crinale di erba e pietre. Attraversa un rio e poi, con lunghi e numerosi tornanti, sale in direzione dell’emissario del lago del Vei del Bouc. In prossimità del lago diventa meno ripido e a un certo punto incrocia, sulla destra, il ponticello in legno che conduce alla riva del lago. Continuo la marcia sul sentiero principale e salgo in direzione del gias soprano del Vei del Bouc dove ho una prima e ampia visione del lago. Sono le 8:45; ho percorso più di 800 metri di dislivello e me ne rimangono quasi altrettanti. Il lago del Vei del Bouc Proseguo il mio cammino in direzione del colle del Sabbione fino a incontrare alla mia sinistra il cartello che indica il passo del Carbonè. Il sentiero erboso sale di quota in direzione nord-est con lunghe serpentine fino a incontrare una zona pietrosa; in alto alla mia sinistra vedo un grande branco di camosci che spaventato cerca riparo altrove. Penso di essere a circa 2400 metri di quota. Da qui ha inizio il bello di questa escursione. Passata la pietraia il sentiero si inerpica verso nord in direzione di un colletto, da cui fa capolino un bello stambecco. Un bell’esemplare di stambecco spunta oltre il colletto Raggiunto il colletto, mi volto e non posso fare a meno di ammirare e fotografare il grandioso paesaggio che mi si presenta in direzione dei Gelas , Maledia e Clapier . Da qui, se si conosce l’ubicazione, si può scorgere anche il rifugio Pagarì. La giornata non è delle più limpide e ogni tanto qualche cima si copre, ma la vista su questi monti mi rende felice ed entusiasta; quanto vorrei essere in compagnia di mio figlio per dividere con lui questa bellezza. Panorama verso la cima Chafrion (il Gelas è nascosto dalle nubi) Panorama verso il monte Clapier Panorama verso il monte Clapier e la cima della Maledia Panorama verso il rifugio Pagarì Il sentiero ora prosegue in questa zona divenuta d’un tratto selvaggia e sale in direzione di un costone roccioso. Oltrepassato, continuo la camminata in un avvallamento dove ha sede anche un piccolo laghetto, in questo momento senz’acqua, e poi risalgo un secondo ripido costone in direzione nord. Da qui si prosegue su terreno quasi pianeggiante fino a incrociare, 150 metri più in basso, il bel lago della Roccia . Il lago della Roccia Il sentiero prosegue solitario per un tratto e poi rimane un’ultima rampa in salita a zig-zag che conduce alla meta del mio viaggio, ossia allo spartiacque dove è collocato il passo del Carbonè (il cartello lo indica a quota 2800, ma secondo stime più aggiornate dovrebbe trovarsi a quota 2730). Sono le 10:15; mi rendo conto di essere salito veloce e sono contento perché così ho più tempo a disposizione per guardarmi intorno. Vista dal colle Carbonè Vorrei proseguire ora la salita per il monte Carbonè (2802 metri) che ho lì davanti: ne avrei tutto il tempo, con altri 20/25 minuti di cammino potrei ammirare da lassù altri paesaggi e vedere nuovi laghetti, ma sono solo, non ho visto anima viva durante tutto il tragitto, non vorrei che mi capitasse qualcosa e allora desisto. Il monte Carbonè Sarà per la prossima volta. Tanto quassù voglio ritornare, mi piace troppo questo posto e sicuramente tornerò in compagnia di Valerio, appassionato di montagna e di fotografia. Dal Passo, adagiato nella valle opposta, si vede il bel lago Carbonè, sulle cui rive nell’ultima guerra mondiale, precisamente il 28 novembre 1947, si era schiantato Dakota C47 , aereo da guerra americano, procurando numerose vittime fra i suoi militari. Il 24 ottobre 1954, sul monte Carbonè se ne schiantò un altro, sempre americano, con 21 vittime (vedi “Ali Spezzate” di Sergio Costagli e Gerardo Unia – Ed. l’Arciere – 1999). Il lago Carbonè visto dal Passo Dopo essere sceso un po’ in direzione del lago ho iniziato il mio ritorno a valle andando a pranzare più in giù in compagnia degli stambecchi visti durante la salita. Durante la pausa pranzo ho poi incontrato le prime e uniche persone della giornata: due signori che anch’essi salivano al Passo dopo aver letto l’itinerario illustrato su “la Guida” di qualche settimana prima. Gita ottima sotto tutti i punti di vista, con un buon dislivello ma che un escursionista un po’ allenato può fare tranquillamente. Se si avrà la fortuna di imbattere una bella giornata, la zona percorsa unita al grandioso paesaggio ripagherà ampiamente la fatica.

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