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Rifugio Gherardi Angelo
Come arrivare · Sottochiesa, Lombardia · 1650 m · Rifugio custodito
Scheda rifugio su MyBlaze
Informazioni pratiche
Tipologia
Rifugio custodito
Quota
1650 m
Posti letto
35
Regione
Lombardia
Localita
Piazza d'Alben
Comune
Sottochiesa
Itinerari
07/12/2013 BG, Taleggio D+ 670 m E Sud
Meteo
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Come arrivare al Rifugio Gherardi Angelo
Il Rifugio Gherardi situato ai Piani dell'Alben in Val Taleggio.
La gestione affidata ad un gruppo di volontari dell'Organizzazione Mato Grosso ed il ricavato interamente devoluto al sostentamento dell'attivit dell'ospedale di Chacas in Per.
Primo itinerario: da Pizzino
Questo itinerario inizia da Pizzino, localit della Val Taleggio che possiamo raggiungere in due modi.
• L'accesso pi semplice quello dalla Valle Brembana.
Lasciamo la statale 470 a S. Giovanni Bianco per imboccare sulla sinistra la provinciale 25 della Val Taleggio.
Percorso il primo tratto assai pittoresco, che sembra scavato nella roccia, arriviamo a Sottochiesa dove prendiamo sulla destra la strada che sale a Pizzino.
• Possiamo arrivare fin qui anche dalla Valsassina con la strada che transita per il Culmine S. Pietro. Durante il periodo invernale il passo potrebbe
essere chiuso e comunque sarebbe poco prudente avventurarsi con neve e ghiaccio su questa strada che, in buona parte, priva di protezioni a valle.
Dalla provinciale 62 della Valsassina, imbocchiamo la provinciale 64 che sale a Moggio e al Culmine.
Proseguiamo poi scendendo in Val Taleggio (ora la strada diventata la provinciale 25) e superiamo Vedeseta e Taleggio. Al bivio prima di Olda
andiamo a sinistra (segnaletica: Bergamo e S. Giovanni) e proseguiamo fino a Sottochiesa dove prendiamo sulla sinistra la strada che sale a Pizzino.
Pochi metri prima di arrivare al cartello che indica l'inizio di Pizzino, voltiamo a destra (segnaletica: Arighiglio, S. Antonio, Retaggio, Capo Foppa).
In assenza di neve percorriamo questa strada per tre chilometri e mezzo fino a trovare sulla sinistra l'inizio del sentiero 120 (m. 1280).
Nel periodo invernale invece la strada viene pulita dalla neve solo fino alla prima curva a sinistra e pertanto, lasciata la macchina e calzate le ciaspole,
iniziamo da questo punto la nostra escursione (m. 980).
Superata una curva a destra, che con le ciaspole possiamo tagliare (m. 1040), lasciamo a sinistra una stradina che sale ai Piani di Artavaggio
all'inizio della quale (m. 1060) un cartello segnala il Rifugio Casari .
Proseguiamo con pendenza tranquilla. Troviamo sulla destra due stradine che si staccano; all'inizio della prima c' una piccola grotta con la statua
di una madonna e la scritta " Ca Vrosen "; all'inizio della seconda la segnaletica indica: Piazza Morandi e Retaggio.
Lungo il cammino alla destra troviamo diverse vecchie baite e stalle. Su alcuni di questi edifici un'insegna indica il relativo nome come: " Baita Cant "
e " Aser ".
Infine, in leggera salita e accompagnati alla destra da alcuni abeti, arriviamo all'inizio del sentiero (m. 1280).
Alla destra c' un monumento con gli stemmi della Regione Lombardia, dell'Ass. Naz.le Alpini, del C.A.I. e della Guardia di Finanza, sul quale
leggiamo: " Pizzino ricorda coloro che hanno amato e dato la vita per la montagna ". Alla sinistra un vecchio segnavia CAI indica con il sentiero 120:
Rifugio Gherardi a ore 1, Bocchetta Regadur a ore 1.45; con il sentiero 153: Passo Baciamorti a ore 1.30. In assenza di neve possiamo arrivare in
macchina fin qui e parcheggiare ai bordi della strada.
Andiamo dunque a sinistra in salita passando accanto ad una cascina e ad altri segnavia. Una bacheca mostra una cartina della Dorsale Orobica Lecchese
e un'altra del Sentiero delle Orobie Occidentali.
Prendiamo una mulattiera tra i noccioli all'inizio della quale vediamo una bandierina di colore rosso-bianco-rosso.
Ben presto superiamo un doppio tornantino sinistra-destra (m. 1295). Alla destra c' un prato nella cui parte alta vediamo una cascina.
Attraversiamo un tratto allo scoperto e arriviamo ad un bivio (m. 1325). I segnavia indicano a sinistra con il sentiero 120: Rifugio Gherardi a ore 1,
Bocchetta Regadur e incrocio sentiero Orobie Occ. a ore 1.45: a destra con il sentiero 153: Passo Baciamorti a ore 1.30. Davanti, sulla parete di una
baita, due grandi frecce ribadiscono le due direzioni; impossibile sbagliare.
Andiamo a sinistra e rientriamo nel bosco camminando dapprima con poca pendenza e poi in salita.
Lasciamo a sinistra un masso sul quale vediamo una bandierina (m. 1340).
Percorriamo pochi passi quasi in piano tra i noccioli, poi proseguiamo in salita tra i faggi.
Continuiamo con poca pendenza o quasi in piano. Sugli alberi vediamo vari segnavia a bandierina.
Dopo un tratto in salita allo scoperto, proseguiamo quasi in piano o in leggera salita tra alberi e alberelli che pi avanti diventano radi.
Un sentiero si immette dalla sinistra (m. 1375). I segnavia, rivolti a coloro che percorrono il sentiero in discesa, indicano che il sentiero CAI e
quello dal quale proveniamo mentre l'altro conduce verso una propriet privata.
Poco pi avanti in basso a sinistra c' una baita.
Continuiamo in leggera salita tra alberelli e arbusti con bella vista a sinistra sul fondo valle.
Passiamo tra un rudere a un gruppo di abeti e torniamo a salire (m. 1390).
Proseguiamo dapprima quasi in piano e poi in leggera salita e troviamo un altro rudere alla sinistra e poi un cassottello pi in basso anch'esso a sinistra (m. 1405).
Torniamo a salire. In basso vediamo i ruderi di due cascine.
Troviamo ancora alcuni alberi. Poi proseguiamo poi tra piccoli alberelli (m. 1440). Ora la pendenza aumenta.
Questo lungo traverso termina in leggera salita dopo un breve tratto nel quale il sentiero incassato nel sentiero circostante (m. 1460).
Giriamo a destra e dopo pochi passi in salita proseguiamo quasi in piano. Davanti vediamo la Baita Fopa Lunga.
Dopo pochi passi quasi in piano seguiti da altri in leggera discesa, proseguiamo con poca pendenza circondati dai prati.
Raggiunta la baita notiamo l'insegna sopra la porta che indica il suo nome e l'altezza del luogo (m. 1505). Alla sua destra c' un baitello sul quale
stata tracciata una freccia che indica verso destra.
Da questo punto il percorso invernale tracciato nella neve potrebbe non coincidere perfettamente con quello estivo. Naturalmente in assenza di neve
basta proseguire lungo il sentiero.
Seguiamo dunque le tracce nella neve in salita. Poi pieghiamo a destra. Dalla neve vediamo spuntare la parte alta di qualche cespuglio o masso.
Con maggiore pendenza arriviamo in cima alla salita (m. 1540).
Dopo un breve tratto quasi in piano continuiamo con poca pendenza passando alla destra di un piccolo dosso.
Ci troviamo sul fondo di una valletta (m. 1570). Poco pi avanti pieghiamo a sinistra e saliamo in modo abbastanza ripido verso un'alta asta (m. 1590).
Da questo punto seguiremo una serie di paline che indicano il percorso tra la neve.
Pieghiamo a destra e, con salita meno accentuata, raggiungiamo la seconda palina la cui parte alta dipinta in bianco e rosso e dalla quale pendono due nastrini (m. 1605).
Arrivati alla terza palina, identica alla precedente, davanti cominciamo a vedere il rifugio.
Pieghiamo a sinistra per evitare un avvallamento e camminiamo dapprima quasi in piano poi, dopo alcuni passi in discesa, proseguiamo in leggera salita verso altre paline.
Riprendiamo a salire. In lontananza alla destra vediamo una bella cascina.
Poi giriamo a destra verso il rifugio che ora torniamo a vedere (m. 1630).
In leggera salita passiamo accanto ad un ometto di pietre e cemento sul quale stato dipinto il segnavia 120.
Ancora pochi passi quasi in piano e poi in leggera salita arriviamo al rifugio.
Percorso estivo dall'inizio del sentiero 120 -
Descrizione
Il rifugio Gherardi è il posto ideale per un’escursione in montagna poco impegnativa, per questo è particolarmente adatto a famiglie. E’ facilmente raggiungibile e permette di fare passeggiate tranquille, ascoltando i richiami delle marmotte e ammirando le cime intorno. Si possono raggiungere in poco tempo i Piani di Artavaggio con i loro rifugi
Link utili
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